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La giornata di oggi ha rappresentato l’ennesima pagina oscura della vicenda politica che sta vivendo la nostra regione.

Questa mattina apprendo dai giornali che il Consiglio regionale ha votato, all’unanimità, un emendamento che estende agli amministratori unici delle società partecipate della Regione la norma con la quale in centrodestra ha inteso cancellare con un volgare colpo di spugna tutti i cda e i presidenti delle partecipate.

La notizia mi ha fortemente indignato, e ancor più mi ha lasciato esterrefatto il sostegno che l’opposizione di centrosinistra e quindi il Pd hanno offerto al “blitz” della maggioranza, votando all’unaminità un provvedimento così grave. Ho trovato sconcertante, infatti, che il centrosinistra avesse deciso di sostenere, in perfetto stile consociativo, l’azione di Caldoro e del centrodestra.

Tutto ciò arriva in una fase di crescente difficoltà nell’appartenenza stessa al Pd, a causa di una serie di scelte e di eventi concatenati che hanno messo in luce le tante carenze di questo partito: dalle Provinciali del 2009 fino alla linea rivelatasi perdente delle ultime Regionali, passando per le tante ambiguità del gruppo dirigente nazionale e arrivando, ultima in ordine di tempo, alla oscena vicenda del congresso provinciale che ha eletto segretario Nicola Tremante.

Sia chiaro: non è mia intenzione – e tantomeno è mio stile – difendere destini individuali: quanto alla mia situazione personale, sono impegnato a tutelare la legittimità delle scelte riguardanti la mia persona nelle opportune sedi giudiziarie. Allo stesso tempo sto lavorando, insieme con Riccardo Marone e Oberdan Forlenza, per difendere l’operato della giunta Bassolino dalla volgare violenza di Caldoro e dei suoi.

In serata poi, mentre i segretari Amendola e Tremante si distinguevano ancora una volta per il loro assordante silenzio, è arrivata una presa di posizione netta del gruppo regionale Pd che, attraverso il vicecapogruppo Del Basso De Caro, ha smentito di aver votato quell’emendamento, denunciando così un’operazione ai limiti della legalità e lontana anni luce da ogni principio di correttezza istituzionale: una sorta di truffa simile alla vendita della Fontana di Trevi, come la definiscono i consiglieri Pd, messa in atto da qualche esponente della maggioranza.

Prendo atto delle dichiarazioni della delegazione regionale Pd, che ha giustamente deciso di non tacere di fronte a un episodio tanto grave. Sono certo che alle dichiarazioni seguirà ogni altro atto consequenziale, affinché si vada fino in fondo per smascherare la violenza e l’arroganza di questa maggioranza. D’altronde, ho fatto parte del Consiglio regionale quando governava il centrodestra e ancor oggi sono orgoglioso di aver fatto saltarre Rastrelli: già allora i metodi che usavano i vari Taglialatela, i Martusciello e le loro cricche erano di una volgarità molto simile a quella che si sta verificando oggi. Perciò chiedo al Pd vigilanza e attenzione contro un uso distorto e violento delle istituzioni.

Per quanto mi riguarda resta, com’è ovvio, totalmente aperta la discussione sul ruolo del Pd, sulla carenza di linea politica, sulle contraddizioni, lacerazioni e debolezze che caratterizzano il gruppo dirigente campano, napoletano oltre che nazionale.

Desidero svolgere una riflessione a titolo puramente personale.

In questi anni ho svolto una funzione politica messa in atto all’insegna dell’autonomia di pensiero e assumendomi sempre la responsabilità di ciò che ho fatto o detto.

La giunta Caldoro si sta distinguendo, sin dall’atto del suo insediamento, per iniziative e prese di posizione volgari e arroganti, ponendosi al di fuori di qualsiasi basilare principio di continuità amministrativa e di garanzia delle istituzioni.

Gli unici provvedimenti che Caldoro, il suo staff e i suoi assessori hanno ritenuto utile attuare sono stati l’annullamento di alcune delibere della giunta Bassolino, con le quali si decideva di sostenere l’economia regionale e i lavoratori della Campania in fortissima difficoltà. E, subito dopo, si è scelto di colpire senza scrupolo una trentina di professionisti che in questi ultimi anni hanno messo le proprie competenze al servizio dell’amministrazione di Palazzo Santa Lucia, licenziandoli all’improvviso in barba a ogni tutela contemplata in una società moderna. Licenziati, “epurati” per il solo fatto di aver lavorato al fianco del centrosinistra.

Più in generale, attraverso un provvedimento di legge richiesto a gran voce da quegli stessi esponenti campani che oggi si dicono costretti a doverlo applicare, con lampanti vizi di incostituzionalità e che contraddice apertamente il contenuto delle ultime leggi finanziarie, si sta tentando di bloccare tutti i processi di sviluppo avviati in questi anni sul territorio della Campania, trincerandosi dietro l’annullamento degli atti precedenti per coprire l’inesistenza di una visione programmatica del futuro di questa regione.

E’ una logica che in una democrazia non  può essere tollerata. Sono d’accordo con ciò che è stato detto nei giorni scorsi da autorevoli voci della giunta Bassolino e che viene sottolineato dalla Fondazione Sudd.

Ci si sta muovendo nella più totale noncuranza delle norme e, cosa ancor più grave, nel più assordante silenzio da parte dell’opposizione, a partire dal capogruppo in Consiglio regionale e dal segretario del Pd. Tutto questo è davvero indecente. Il Partito democratico ha fatto proprio, sin dalla sua costituzione, il principio dell’alternanza. E l’alternanza si conquista combattendo l’avversario, le sue posizioni e le sue scelte, mentre il Pd campano sta dimostrando di non saperlo fare.

Sono convinto che occorra, ora come in altri passaggi delicati della storia che abbiamo vissuto nei decenni passati, una forte mobilitazione delle culture e delle sensibilità democratiche, contro la deriva pericolosa che questa destra sta realizzando in Campania e a Roma. Una mobilitazione delle donne e degli uomini impegnati nelle istituzioni, nella vita politica locale e nazionale, e di comuni cittadini stretti nella difesa dei princìpi che riconosciamo come base di una democrazia moderna.

Non so se oggi tutto questo sia realizzabile, se sia questa la battaglia che il Pd intende condurre. Forse qualcuno ha deciso che attraverso questa operazione mediocremente demagogica si possa mettere da parte un’intera esperienza di governo di centrosinistra.

Da 40 anni ho lavorato, nel Pci, nel Pds, nei Ds e infine nel Pd, per l’affermazione di un’idea riformista della politica, fondata su regole condivise e grandi sfide di idee. Nelle prossime ore, perciò, deciderò se proseguire il mio impegno politico dentro il Partito democratico. Le idee, invece, non potranno mai tornare indietro, la libertà di pensiero che ho sempre conservato gelosamente non potrà essere messa in dubbio.

Sono in Regione da cinque mesi. In cento giorni effettivi di lavoro – mi ha spiegato un mio collaboratore – ho incontrato quasi 1800 persone e ho partecipato a circa 350 riunioni collegiali riguardanti temi specifici del nostro territorio, progetti di sviluppo da condurre in porto, vertenze delicate (dal lavoro ai trasporti, dai rifiuti all’ambiente). Facendo una media, non meno di 20 appuntamenti e 3 riunioni ogni giorno.

Le percentuali raccontano bene il tipo di impegno di questi mesi: metà di quegli incontri sono stati svolti con privati cittadini, i quali hanno portato all’attenzione della giunta regionale problematiche, istanze, emergenze, sollecitazioni di ogni natura; il 28% hanno coinvolto imprenditori, dirigenti d’azienda e amministratori di società partecipate; il 15% sindaci e amministratori locali, portatori dei temi e dei problemi direttamente legati ai territori dai quali provengono; il 10% rappresentanti sindacali e lavoratori, che ho incontrato al di fuori dei tavoli dedicati a specifiche vertenze occupazionali; il 5% consiglieri e assessori regionali.

Dunque, una fortissima attenzione a tutto ciò che riguarda la vita quotidiana, alle esigenze delle imprese, ai problemi legati al mondo del lavoro, allo sviluppo del territorio.

E’ uno sforzo appassionante ma anche faticoso e difficile, poiché assai complessa è la realtà nella quale ci muoviamo. Stiamo procedendo senza esitazioni con l’obiettivo di portare a compimento la grande mole di lavoro che è stato fatto in questi anni. Un lavoro che riguarda la realtà territoriale della Campania nel suo complesso e che al tempo stesso tocca direttamente centinaia di Comuni grandi e piccoli, le tante realtà che operano nel nostro tessuto sociale e produttivo e tutti noi cittadini di questa regione.

Andrò avanti seguendo questo solco assicurando tutto il mio impegno fino al termine naturale della consiliatura, poiché sono convinto che il futuro della Regione stia tutto dentro alla nostra credibilità e alla capacità di dare risposte concrete.

Dopo un periodo abbastanza lungo che mi è servito per prendere familiarità con il mio nuovo lavoro, torno a occuparmi del blog e di Facebook, due dei “luoghi” nei quali più si svolge oramai ogni tipo di confronto.

Innanzitutto, ritengo doveroso fare un accenno alla scelta che ho compiuto dopo la conclusione della mia lunga esperienza da assessore provinciale.

Ho accolto volentieri la proposta che Antonio Bassolino ha voluto farmi per alcune ragioni. Primo, tornare a svolgere un ruolo e quindi un lavoro più marcatamente politico, come del resto mi era stato richiesto già all’epoca delle primarie da molte parti.

In secondo luogo, mi ha entusiasmato l’opportunità di poter offrire un contributo in questi ultimi dieci mesi di esperienza di governo regionale, per rafforzare l’azione del centrosinistra che guida la Regione e per rilanciare la nostra capacità di proporre idee sul futuro di questo territorio.

Infine, ho deciso di accettare questo incarico per il legame umano e personale che mi lega da sempre ad Antonio, anche quando le vicende politiche ci hanno visti su posizioni divergenti.

Sulla vicenda dell’ultima tornata elettorale molto già è stato detto, a vari livelli e in vari luoghi. La disomogeneità dei risultati di Europee, Provinciali e Comunali ci ha indicato un percorso da seguire. Un percorso non imperniato sulle divisioni, sui nuovismi, sulle presunte discontinuità. Laddove si sono registrati elementi di unione, di compattezza, di coesione si sono avuti esiti rilevanti. Laddove si è lavorato bene, si sono raccolti frutti soddisfacenti. Penso all’affermazione di Andrea Cozzolino, il primo degli eletti in tutto il centro-sud, ma anche degli altri candidati campani alle Europee, i quali hanno raggiunto livelli assai alti di consenso che costituiscono un patrimonio da non disperdere; e mi riferisco anche a realtà amministrative in cui il centrosinistra ha mantenuto forte la sua presenza, come a Portici, Pompei o Avellino.

Dunque dobbiamo ripartire da qui. Innanzitutto mettendo mano alla costruzione del Pd che qui da noi ancora non ha solidità. A Napoli il commissariamento non ha dato gli esiti sperati da chi l’aveva improvvidamente deciso e ha determinato viceversa una brusca riduzione dei consensi spezzando il già debole legame tra il partito e i cittadini. Ancora oggi, a distanza di tre mesi dalle elezioni, non risulta che si siano fatti passi in avanti.

Io credo invece che occorra fare presto, ponendo mano alla costruzione sin dalle fondamenta di un soggetto politico autorevole, moderno, vicino ai cittadini, capace di dar loro risposte concrete riguardo ai problemi della vita quotidiana. Un partito con una guida forte e riconosciuta, capace di affrontare con serietà e concretezza la stagione congressuale del prossimo autunno ma anche le Regionali 2010, che rappresentano il passaggio decisivo per l’intero centrosinistra campano.

Sul “come fare” tutto ciò è già aperto il confronto, ma trovo legittimo e opportuno che se ne discuta anche al di fuori delle occasioni di partito. Dobbiamo individuare tutti insieme la ricetta più idonea per ristabilire il giusto rapporto tra la politica e i cittadini. Mi appassiona molto di più una visione larga e condivisa della partecipazione, piuttosto che il dividersi tra politica e anti-politica, tra ceto politico e società civile; una partecipazione fatta di idee concordanti o differenti, di dibattito autentico e di sintesi costruttiva.

Siamo a poche ore da un turno elettorale tra i più difficili degli ultimi anni, forse quello più delicato.

Si è discusso molto in questi giorni della opportunità di recarsi o meno alle urne e delle ragioni che possono indurre a votare per il centrosinistra. Ogni scelta è soggettiva e legittima. Trovo comprensibile – anche se non mi appartiene – il ragionamento di chi sta pensando di non votare. E’ il segno più clamoroso di come la proposta politica non riesca ad intercettare le aspettative di ampi pezzi della società. Lo ha spiegato diffusamente Claudio Velardi (sebbene il suo attuale ruolo pubblico avrebbe richiesto un atteggiamento diverso), ma lo si sente parlando e confrontandosi con tanti cittadini, militanti, amici, compagni fermamente orientati in questa direzione. Tuttavia, il disagio, il fastidio, il distacco dalla politica vanno tradotti in un voto, altrimenti non si contribuisce al cambiamento.

Un altro ragionamento, altrettanto rispettabile, è quello di chi esprimerà una scelta ‘contro’ il centrosinistra che governa da quindici anni Napoli e la Campania, con l’intenzione di dare una forma alle tensioni e alla disillusione che attraversano la nostra società.

Io credo che in questo momento occorra dare un significato più stringente al voto che esprimeremo sabato e domenica; un valore più ancorato alla realtà. Penso a un grande sforzo di responsabilità per guardare ancora una volta in avanti, verso il futuro, e non limitarsi solo a dare un giudizio sull’esperienza di questi anni. Sia chiaro: ho detto molte volte che dopo una stagione così lunga e intensa è legittimo svolgere un’analisi, anche dura e severa, su ciò che è stato fatto e sui limiti che vi sono stati. Tuttavia abbiamo il dovere di riconoscere che esiste un rischio davvero grande. Mentre continuiamo a ripeterci all’infinito che “un ciclo politico si chiude”, si sta prefigurando una forte affermazione elettorale di un centrodestra che ha esattamente lo stesso volto e gli stessi nomi di un passato che sembrava ormai lontano: quello di una gestione finanziaria che portò al dissesto dei conti dell’ente con un deficit di 400 miliardi di lire; quello di una visione scellerata che fece di questa provincia un’area tra le più soffocate, deturpate e sregolate dal punto di vista urbanistico e ambientale. Una coalizione capeggiata localmente da Luigi Cesaro, colui che nei primi anni Novanta è già stato assessore alle finanze e all’urbanistica della Provincia, oltre che presidente di diverse commissioni consiliari in settori strategici quali urbanistica, beni ambientali, bilancio, patrimonio. Insomma, non certo un personaggio estraneo ai record negativi che segnarono pesantemente quegli anni. E, si badi bene, ho volutamente tenuto fuori le vicende giudiziarie e le presunte collusioni, poiché continuo a pensare che una proposta politica seria vada costruita sui contenuti e non sui sospetti o sui verbali della magistratura.

Negli ultimi quindici anni abbiamo sudato tutti insieme per restituire alla Provincia conti in regola, credibilità sui mercati internazionali, solidità economica, capacità d investire, e per dotarla di regole urbanistiche certe e tutelarne il patrimonio ambientale e architettonico. Insomma, per trasformarla in un soggetto istituzionale affidabile e attento alle mille esigenze dell’area metropolitana.

Io credo che basterebbe questo per ricondurre le diverse posizioni che oggi vengono espresse ad una risposta più coesa e responsabile. Per dirla in breve, basterebbe questo per spingere a votare il centrosinistra, consentendo la prosecuzione con forme e volti rinnovati un’azione di governo equilibrata, responsabile e impedendo al centrodestra di Berlusconi e Cesaro di mettere le mani su questa provincia.

Poi, come è giusto che sia, bisogna entrare nel merito delle questioni e mettere in campo idee, programmi, visioni di sviluppo e di futuro. Dalle primarie fino ad oggi mi sono impegnato in prima persona a parlare di questo, e molti altri come me lo hanno fatto. Ne è nata una discussione appassionante che, insieme con le cose fatte, è diventata patrimonio dei nostri candidati sia alle Provinciali sia alle Europee. Da questa parte non c’è un vuoto né di idee né di risultati già raggiunti. C’è invece una tenace volontà di affidare la Provincia alle forze sane di questa terra e mandare in Europa rappresentanti capaci e autorevoli, in grado di tutelare le esigenze del Mezzogiorno e portare a Strasburgo le urgenze della nostra regione.

Dalle interviste e le dichiarazioni che i giornali hanno pubblicato finora si continua a comprendere molto poco della visione che la nostra coalizione sta mettendo in campo per la Provincia che nascerà dal voto del 6 e 7 giugno.

Il nostro primo obiettivo deve essere quello di battere il centrodestra impedendo a Cesaro di mettere le mani su una vittoria che viene considerata già certa. Dobbiamo farlo perché sarebbe drammatico riconsegnare la Provincia a coloro che nei primi anni Novanta ne causarono il dissesto finanziario, determinarono un deficit di 400 miliardi di lire e realizzarono un disastro urbanistico e ambientale che è ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Forse è utile ricordare gli incarichi che Luigi Cesaro ha ricoperto dal ’90 al ’94 – anni bui per questa provincia – e che lui stesso elenca con maldestro orgoglio: assessore alla finanze, assessore ai lavori pubblici, assessore all’urbanistica e ai beni ambientali, presidente della commissione urbanistica, consigliere di amministrazione dell’E.P.T.

Ma non si tratta solamente di un voto ‘contro’. Si tratta innanzitutto di tutelare e riaffermare i princìpi nei quali crediamo, per i quali ognuno di noi si è sempre battuto: la legalità, la lotta alla camorra, la solidarietà, le pari opportunità, la trasparenza, il rigore morale, l’etica politica, i diritti di tutti.

Perciò vi esorto a un impegno forte e comune in queste ultime due settimane di campagna elettorale. Un’azione serrata che ponga al centro del confronto quegli stessi temi e valori che hanno ispirato la sfida delle primarie.

Proviamo a parlare con coloro che in questo momento sono orientati verso il non voto, dimostrando che astenersi avvantaggerà il Pdl di Cesaro e Cosentino. Spieghiamo a tutti che è indispensabile dar vita a una nuova stagione di governo del centrosinistra che riparta dalle cose positive realizzate e anche dai limiti che vi sono stati nella nostra azione. Compiamo tutti insieme uno sforzo per evitare di tornare indietro a quindici anni fa.

Ieri ho compiuto un lungo giro in Abruzzo, principalmente nei luoghi colpiti dal terremoto del 6 aprile.

Insieme con Andrea Cozzolino, siamo arrivati a L’Aquila dopo aver attraversato paesi disabitati, centri storici sventrati, percorsi di montagna cosparsi di macerie. E poi i campi della solidarietà e della vita, le tendopoli nelle quali dimorano centinaia e centinaia di abruzzesi rimasti senza casa. Un numero che è destinato a raddoppiare già dalla prossima settimana poiché gli alberghi della costa dovranno essere liberati per l’avvio della stagione turistica estiva.

Laggiù la situazione è drammatica. Molto più di quanto non si creda. Molto più di quanto non si riesca a cogliere guardando un telegiornale o leggendo un reportage. L’Aquila è una città deserta, distrutta. Nei piccoli paesi che la circondano il colore grigio delle macerie si alterna con il blu delle tendopoli. Tutt’intorno, case abbandonate in tutta fretta, edifici apparentemente nuovi con ferite profonde nelle strutture, e ogni tanto lo sguardo di qualche cittadino che prova con fatica a riprendere ciò che il sisma ha interrotto.

Nel girare in quelle zone, la rabbia proviene dal fatto che c’è una intera provincia paralizzata, l’economia locale è pressoché ferma e prospettive tutt’altro che rassicuranti riguardano l’immediato futuro degli aquilani.

Ho visitato anche alcuni campi allestiti dai volontari della nostra Protezione civile. Quando uso l’aggettivo “nostra” lo faccio con orgoglio. I nostri conterranei, giovani della Protezione civile che giungono da tanti angoli della Campania, accolgono tutti con il sorriso. Persone semplici e dalla grande professionalità, che svolgono un lavoro difficile e che in poche settimane sono diventate un riferimento importante per l’intera macchina organizzativa dei soccorsi e dell’assistenza.

Durante questo giro ho incontrato tanti amici e compagni di vecchia data con i quali abbiamo condiviso belle pagine della nostra esperienza giovanile: Stefania Pezzopane, Fulvio Angelini, Giovanni Lolli, Giorgio Iraggi, Rosario Tamburro e molti altri. Alcuni di loro sono impegnati nelle istituzioni abruzzesi, altri stanno lavorando per il dopo terremoto, altri sono, oggi come tanti anni fa, un riferimento prezioso per il nostro partito e per la politica.

Mi hanno spiegato che le prossime settimane saranno assai difficili per diverse ragioni: la questione degli espropri che sta determinando forte tensione; un territorio che è completamente devastato e che va ricostruito quasi ex novo; il caldo asfissiante e le difficoltà che ne derivano, che sta rendendo invivibili le tendopoli; la bolla di sapone delle facili promesse e  delle frasi ad effetto che si sta dissolvendo; un’economia letteralmente in ginocchio, che girava in gran parte sui ventimila studenti fuori sede che L’Aquila rischia di perdere se dal prossimo settembre non potrà assicurare loro di proseguire i loro studi.

Con loro abbiamo concordato che occorrerà fare il possibile affinché l’Abruzzo rientri di nuovo tra le regioni alle quali l’Unione europea destina una parte considerevole delle sue risorse, e che qui dalla Campania proveremo a fare tutto il possibile affinché ciò avvenga, non appena i nuovi organismi comunitari si saranno formati.

Il riconoscimento della cittadinanza onoraria attribuita a Jamal Quaddorah dal sindaco di Napoli è un segno particolarmente positivo. Non soltanto perché valorizza il tenace lavoro che Jamal conduce da anni per favorire l’integrazione multirazziale sul nostro territorio, ma anche perché giunge in un momento di forte preoccupazione per quello che sta accadendo nei confronti dei migranti.

Le posizioni assunte dal governo e dal presidente del consiglio in questi giorni sono state vergognose. Penso che occorra mettere insieme le energie di tutti coloro che da anni sono attivi sul tema della costruzione della pace e della convivenza multiculturale, per costruire una nuova iniziativa che serva a impedire una simile barbarie. E personalità come Jamal o soggetti come la Tavola per la pace e gli altri movimenti con i quali abbiamo lavorato a lungo quando si è trattato di mettere in campo iniziative rivolte al popolo palestinese potranno essere determinanti per riuscire ad affermare la cultura della solidarietà e dell’integrazione.

Sono mesi che abbiamo lanciato l’allarme sul patto di stabilità. Perciò trovo molto positivo che ora anche il segretario nazionale del Pd e il neo-presidente dell’Anci Chiamparino abbiano sottolineato l’urgenza di rivedere la norma che sta soffocando gli enti locali.

Anche gli enti più solidi dal punto di vista finanziario stanno vivendo una situazione di fortissima difficoltà e questo è ancor più grave quando si tratta di amministrazioni del Mezzogiorno d’Italia, cioè l’area del Paese che ha più bisogno di investimenti.

Esistono opere immediatamente cantierabili ma che restano ferme, insieme al rischio di dover bloccare i pagamenti alle imprese per le opere già realizzate pur avendo i soldi in cassa.

Sono d’accordo con chi definisce paradossale la situazione che si è determinata. Il patto di stabilità è una norma penalizzante soprattutto per quelle amministrazioni che in questi anni hanno lavorato bene utilizzando in maniera virtuosa le risorse a propria disposizione. E’ un colpo pesantissimo e inutile.

La sola Provincia di Napoli, che è uno degli enti più solidi d’Italia e che non ha un solo euro di debito, ha oltre 100 milioni immediatamente spendibili per attivare investimenti decisivi nei settori strategici dell’economia locale, e che invece sono inutilizzati a causa del patto di stabilità.

Per superare gli ostacoli posti dal patto di stabilità abbiamo lanciato un’ulteriore proposta che ha incontrato il sostegno dei diversi soggetti coinvolti: nelle prossime ore daremo vita a un accordo con organizzazioni sindacali, quelle datoriali e le più importanti istituzioni creditizie operanti sul territorio metropolitano, per individuare una serie di opere da far partire mettendo le imprese nelle condizioni di poter essere pagate mediante anticipazioni bancarie basate sull’affidabilità del nostro ente. E’ una strada per dare un sostegno concreto al mondo del lavoro e al sistema di impresa e quindi per incentivare lo sviluppo del territorio nonostante i vincoli soffocanti imposti dal governo.

In un’intervista di qualche giorno fa, il nostro candidato alla presidenza della Provincia, Gino Nicolais, ha detto che «tra provinciali ed europee ci aspetta una campagna elettorale difficile». Lungi dal voler accendere una polemica tutta interna al Pd e preoccupato unicamente dell’esito della tornata elettorale di giugno, vorrei chiedere a Nicolais se è consapevole che tra quarantacinque giorni la campagna elettorale, cominciata a tutti gli effetti da almeno un mese, sarà anche finita.

 

All’indomani delle primarie ci siamo messi a disposizione di Nicolais per affrontare insieme, con spirito unitario e nell’interesse dell’intera coalizione una delle più difficili sfide elettorali degli ultimi anni, forse la più difficile: continuare con passo più spedito il difficile lavoro di cambiamento che abbiamo avviato e battere il centrodestra dopo la lunga stagione di governo che ci ha visti impegnati alla Provincia di Napoli, alla Regione e in tantissimi Comuni della Campania.

 

Tuttavia, a distanza di un mese continuano a mancare da parte del nostro candidato presidente segni di una concreta volontà di lavorare insieme per vincere le prossime elezioni. Non un’iniziativa, non un’occasione di coinvolgimento, non un invito a capitalizzare il lavoro fatto nelle primarie e a fare fronte comune contro il centrodestra di Cesaro e Cosentino. Viceversa, c’è una presenza debole, che a molti appare addirittura svogliata. E invece ci sarebbe bisogno, specie in un passaggio delicato come questo e di fronte a un avversario con quel volto e quella storia, di mobilitare tutto il ‘popolo del centrosinistra’, di rivolgersi a tutti coloro che hanno a cuore il futuro di questo territorio, per dar vita con una nuova partecipazione a una stagione di governo caratterizzata da una visione innovativa, lungimirante, responsabile.

 

Io credo che non si possa e non si debba lasciare al Pdl l’iniziativa politica in questa campagna elettorale nella quale sembra che il centrosinistra abbia meno proposte rispetto ai suoi avversari. Abbiamo governato per  quindici anni e, con tutti i limiti sui quali va proseguito un confronto aperto e schietto, questa esperienza ci dà autorevolezza per poter dire in quale direzione occorra proseguire.

 

Il dibattito sulla criminalità e sulla legalità ne è una dimostrazione. Il decalogo dei candidati contro la criminalità organizzata, le frasi di rito, le iniziative propagandistiche di questa o quella parte non sono la strada migliore per parlare ai cittadini della nostra area metropolitana su un tema così scottante. E’ l’idea stessa della politica che deve essere improntata a quella discriminante rappresentata dalla legalità e della lotta alla camorra. La legalità va costruita concretamente nelle nostre città, nella vita di tutti noi, nelle comunità, nelle istituzioni, nella cultura, nelle strutture formative. Dobbiamo saper affermare che non basta dirsi contro la camorra, ma è indispensabile combatterla con i fatti, mettendo in campo donne e uomini di elevata moralità, praticando politiche trasparenti, tenendo lontano dalle istituzioni ogni sospetto di connivenza illegale.

 

Questo, io credo, è il linguaggio che dovremmo saper usare nelle poche settimane che ci separano dal 6 e 7 giugno.

 

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