Ieri ho compiuto un lungo giro in Abruzzo, principalmente nei luoghi colpiti dal terremoto del 6 aprile.
Insieme con Andrea Cozzolino, siamo arrivati a L’Aquila dopo aver attraversato paesi disabitati, centri storici sventrati, percorsi di montagna cosparsi di macerie. E poi i campi della solidarietà e della vita, le tendopoli nelle quali dimorano centinaia e centinaia di abruzzesi rimasti senza casa. Un numero che è destinato a raddoppiare già dalla prossima settimana poiché gli alberghi della costa dovranno essere liberati per l’avvio della stagione turistica estiva.
Laggiù la situazione è drammatica. Molto più di quanto non si creda. Molto più di quanto non si riesca a cogliere guardando un telegiornale o leggendo un reportage. L’Aquila è una città deserta, distrutta. Nei piccoli paesi che la circondano il colore grigio delle macerie si alterna con il blu delle tendopoli. Tutt’intorno, case abbandonate in tutta fretta, edifici apparentemente nuovi con ferite profonde nelle strutture, e ogni tanto lo sguardo di qualche cittadino che prova con fatica a riprendere ciò che il sisma ha interrotto.
Nel girare in quelle zone, la rabbia proviene dal fatto che c’è una intera provincia paralizzata, l’economia locale è pressoché ferma e prospettive tutt’altro che rassicuranti riguardano l’immediato futuro degli aquilani.
Ho visitato anche alcuni campi allestiti dai volontari della nostra Protezione civile. Quando uso l’aggettivo “nostra” lo faccio con orgoglio. I nostri conterranei, giovani della Protezione civile che giungono da tanti angoli della Campania, accolgono tutti con il sorriso. Persone semplici e dalla grande professionalità, che svolgono un lavoro difficile e che in poche settimane sono diventate un riferimento importante per l’intera macchina organizzativa dei soccorsi e dell’assistenza.
Durante questo giro ho incontrato tanti amici e compagni di vecchia data con i quali abbiamo condiviso belle pagine della nostra esperienza giovanile: Stefania Pezzopane, Fulvio Angelini, Giovanni Lolli, Giorgio Iraggi, Rosario Tamburro e molti altri. Alcuni di loro sono impegnati nelle istituzioni abruzzesi, altri stanno lavorando per il dopo terremoto, altri sono, oggi come tanti anni fa, un riferimento prezioso per il nostro partito e per la politica.
Mi hanno spiegato che le prossime settimane saranno assai difficili per diverse ragioni: la questione degli espropri che sta determinando forte tensione; un territorio che è completamente devastato e che va ricostruito quasi ex novo; il caldo asfissiante e le difficoltà che ne derivano, che sta rendendo invivibili le tendopoli; la bolla di sapone delle facili promesse e delle frasi ad effetto che si sta dissolvendo; un’economia letteralmente in ginocchio, che girava in gran parte sui ventimila studenti fuori sede che L’Aquila rischia di perdere se dal prossimo settembre non potrà assicurare loro di proseguire i loro studi.
Con loro abbiamo concordato che occorrerà fare il possibile affinché l’Abruzzo rientri di nuovo tra le regioni alle quali l’Unione europea destina una parte considerevole delle sue risorse, e che qui dalla Campania proveremo a fare tutto il possibile affinché ciò avvenga, non appena i nuovi organismi comunitari si saranno formati.