Siamo a poche ore da un turno elettorale tra i più difficili degli ultimi anni, forse quello più delicato.
Si è discusso molto in questi giorni della opportunità di recarsi o meno alle urne e delle ragioni che possono indurre a votare per il centrosinistra. Ogni scelta è soggettiva e legittima. Trovo comprensibile – anche se non mi appartiene – il ragionamento di chi sta pensando di non votare. E’ il segno più clamoroso di come la proposta politica non riesca ad intercettare le aspettative di ampi pezzi della società. Lo ha spiegato diffusamente Claudio Velardi (sebbene il suo attuale ruolo pubblico avrebbe richiesto un atteggiamento diverso), ma lo si sente parlando e confrontandosi con tanti cittadini, militanti, amici, compagni fermamente orientati in questa direzione. Tuttavia, il disagio, il fastidio, il distacco dalla politica vanno tradotti in un voto, altrimenti non si contribuisce al cambiamento.
Un altro ragionamento, altrettanto rispettabile, è quello di chi esprimerà una scelta ‘contro’ il centrosinistra che governa da quindici anni Napoli e la Campania, con l’intenzione di dare una forma alle tensioni e alla disillusione che attraversano la nostra società.
Io credo che in questo momento occorra dare un significato più stringente al voto che esprimeremo sabato e domenica; un valore più ancorato alla realtà. Penso a un grande sforzo di responsabilità per guardare ancora una volta in avanti, verso il futuro, e non limitarsi solo a dare un giudizio sull’esperienza di questi anni. Sia chiaro: ho detto molte volte che dopo una stagione così lunga e intensa è legittimo svolgere un’analisi, anche dura e severa, su ciò che è stato fatto e sui limiti che vi sono stati. Tuttavia abbiamo il dovere di riconoscere che esiste un rischio davvero grande. Mentre continuiamo a ripeterci all’infinito che “un ciclo politico si chiude”, si sta prefigurando una forte affermazione elettorale di un centrodestra che ha esattamente lo stesso volto e gli stessi nomi di un passato che sembrava ormai lontano: quello di una gestione finanziaria che portò al dissesto dei conti dell’ente con un deficit di 400 miliardi di lire; quello di una visione scellerata che fece di questa provincia un’area tra le più soffocate, deturpate e sregolate dal punto di vista urbanistico e ambientale. Una coalizione capeggiata localmente da Luigi Cesaro, colui che nei primi anni Novanta è già stato assessore alle finanze e all’urbanistica della Provincia, oltre che presidente di diverse commissioni consiliari in settori strategici quali urbanistica, beni ambientali, bilancio, patrimonio. Insomma, non certo un personaggio estraneo ai record negativi che segnarono pesantemente quegli anni. E, si badi bene, ho volutamente tenuto fuori le vicende giudiziarie e le presunte collusioni, poiché continuo a pensare che una proposta politica seria vada costruita sui contenuti e non sui sospetti o sui verbali della magistratura.
Negli ultimi quindici anni abbiamo sudato tutti insieme per restituire alla Provincia conti in regola, credibilità sui mercati internazionali, solidità economica, capacità d investire, e per dotarla di regole urbanistiche certe e tutelarne il patrimonio ambientale e architettonico. Insomma, per trasformarla in un soggetto istituzionale affidabile e attento alle mille esigenze dell’area metropolitana.
Io credo che basterebbe questo per ricondurre le diverse posizioni che oggi vengono espresse ad una risposta più coesa e responsabile. Per dirla in breve, basterebbe questo per spingere a votare il centrosinistra, consentendo la prosecuzione con forme e volti rinnovati un’azione di governo equilibrata, responsabile e impedendo al centrodestra di Berlusconi e Cesaro di mettere le mani su questa provincia.
Poi, come è giusto che sia, bisogna entrare nel merito delle questioni e mettere in campo idee, programmi, visioni di sviluppo e di futuro. Dalle primarie fino ad oggi mi sono impegnato in prima persona a parlare di questo, e molti altri come me lo hanno fatto. Ne è nata una discussione appassionante che, insieme con le cose fatte, è diventata patrimonio dei nostri candidati sia alle Provinciali sia alle Europee. Da questa parte non c’è un vuoto né di idee né di risultati già raggiunti. C’è invece una tenace volontà di affidare la Provincia alle forze sane di questa terra e mandare in Europa rappresentanti capaci e autorevoli, in grado di tutelare le esigenze del Mezzogiorno e portare a Strasburgo le urgenze della nostra regione.