Desidero svolgere una riflessione a titolo puramente personale.
In questi anni ho svolto una funzione politica messa in atto all’insegna dell’autonomia di pensiero e assumendomi sempre la responsabilità di ciò che ho fatto o detto.
La giunta Caldoro si sta distinguendo, sin dall’atto del suo insediamento, per iniziative e prese di posizione volgari e arroganti, ponendosi al di fuori di qualsiasi basilare principio di continuità amministrativa e di garanzia delle istituzioni.
Gli unici provvedimenti che Caldoro, il suo staff e i suoi assessori hanno ritenuto utile attuare sono stati l’annullamento di alcune delibere della giunta Bassolino, con le quali si decideva di sostenere l’economia regionale e i lavoratori della Campania in fortissima difficoltà. E, subito dopo, si è scelto di colpire senza scrupolo una trentina di professionisti che in questi ultimi anni hanno messo le proprie competenze al servizio dell’amministrazione di Palazzo Santa Lucia, licenziandoli all’improvviso in barba a ogni tutela contemplata in una società moderna. Licenziati, “epurati” per il solo fatto di aver lavorato al fianco del centrosinistra.
Più in generale, attraverso un provvedimento di legge richiesto a gran voce da quegli stessi esponenti campani che oggi si dicono costretti a doverlo applicare, con lampanti vizi di incostituzionalità e che contraddice apertamente il contenuto delle ultime leggi finanziarie, si sta tentando di bloccare tutti i processi di sviluppo avviati in questi anni sul territorio della Campania, trincerandosi dietro l’annullamento degli atti precedenti per coprire l’inesistenza di una visione programmatica del futuro di questa regione.
E’ una logica che in una democrazia non può essere tollerata. Sono d’accordo con ciò che è stato detto nei giorni scorsi da autorevoli voci della giunta Bassolino e che viene sottolineato dalla Fondazione Sudd.
Ci si sta muovendo nella più totale noncuranza delle norme e, cosa ancor più grave, nel più assordante silenzio da parte dell’opposizione, a partire dal capogruppo in Consiglio regionale e dal segretario del Pd. Tutto questo è davvero indecente. Il Partito democratico ha fatto proprio, sin dalla sua costituzione, il principio dell’alternanza. E l’alternanza si conquista combattendo l’avversario, le sue posizioni e le sue scelte, mentre il Pd campano sta dimostrando di non saperlo fare.
Sono convinto che occorra, ora come in altri passaggi delicati della storia che abbiamo vissuto nei decenni passati, una forte mobilitazione delle culture e delle sensibilità democratiche, contro la deriva pericolosa che questa destra sta realizzando in Campania e a Roma. Una mobilitazione delle donne e degli uomini impegnati nelle istituzioni, nella vita politica locale e nazionale, e di comuni cittadini stretti nella difesa dei princìpi che riconosciamo come base di una democrazia moderna.
Non so se oggi tutto questo sia realizzabile, se sia questa la battaglia che il Pd intende condurre. Forse qualcuno ha deciso che attraverso questa operazione mediocremente demagogica si possa mettere da parte un’intera esperienza di governo di centrosinistra.
Da 40 anni ho lavorato, nel Pci, nel Pds, nei Ds e infine nel Pd, per l’affermazione di un’idea riformista della politica, fondata su regole condivise e grandi sfide di idee. Nelle prossime ore, perciò, deciderò se proseguire il mio impegno politico dentro il Partito democratico. Le idee, invece, non potranno mai tornare indietro, la libertà di pensiero che ho sempre conservato gelosamente non potrà essere messa in dubbio.